Un investigatore privato a controllo del settore pubblico

Tempi duri per i “furbetti” della Pubblica Amministrazione, interessati al recente pacchetto di riforme coniato dal Governo Renzi ed oggetto di una vasta eco mediatica per casi oggettivamente anche clamorosi.

Ora la sentenza n. 36954/2016 pronunciata dalla Seconda sezione giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti di Roma e depositata il 22 gennaio scorso, riconosce legittimo anche ingaggiare una società investigativa al fine di verificare l’effettiva esistenza di comportamenti illeciti di un dipendente nel settore pubblico.

L’uso dell’investigatore privato in chiave di mastino scova assenteisti è già consolidato nel settore privato, con la benedizione di una vasta giurisprudenza favorevole.

Nel settore pubblico mancava il sigillo non tanto sulla liceità dell’uso dell’investigatore privato, già ritenuto piuttosto pacifico, ma sulla possibilità da parte del Dirigente della P.A. di non incorrere nelle ire della Corte dei Conti perché si avvale di strutture private piuttosto che delegare le forze di polizia, ovviamente non sempre disponibili ad assecondare le esigenze di controllo del comportamento dei dipendenti da parte delle amministrazioni pubbliche.

In effetti oggi ricorrere alle forze di polizia per esigenze certamente importanti ma non di fondamentale rilevanza per le comunità, significa distrarle da compiti primari come la lotta al terrorismo, basilari per l’ordine pubblico e la tenuta delle istituzioni.

La sentenza della Corte dei Conti rafforza con nuova produzione giurisprudenziale il ruolo dell’investigatore privato ed il valore probatorio degli elementi raccolti dagli istituti investigativi e inoltre incoraggia in qualche modo i dirigenti pubblici ad avvalersi delle agenzie investigative come interlocutori autorevoli ed efficienti nel contrasto all’assenteismo e ad altri comportamenti illeciti dei dipendenti senza il timore di dover essere richiamati dall’organismo di controllo.

Infatti se in primo grado la Corte dei Conti aveva riconosciuto la responsabilità amministrativa in capo al dirigente, condannandolo al pagamento del risarcimento del danno causato all’erario, Il Collegio di appello invece ha riconosciuto l’infondatezza della domanda risarcitoria introdotta dalla Procura territoriale ed ha assolto il ricorrente.

Si tratta ovviamente di un precedente positivo che rafforza l’autorevolezza della figura dell’investigatore privato anche in ambito normativo e che, come già detto, incoraggia le amministrazioni pubbliche ad avvalersi delle agenzie investigative, aumentando l’efficienza dei controlli con conseguenti benefici sia per le istituzioni stesse sia per la collettività.

L’episodio, che ha interessato una Società partecipata al 99% dal Comune di Arco, in Trentino Alto Adige, acquisisce un’ulteriore valenza positiva in quanto è stato stabilito che le competenze dell’investigatore privato verranno infine pagate dal dipendente infedele e non dal datore di lavoro.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *